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Francesca Danese nasce a Trieste nel 1992. Inizia a dipingere ad acrilico da autodidatta per poi seguire le lezioni di pittura ad olio di Livio Možina e quelle di acquararello, china giapponese, grafite e foglia d’oro con Francesca Martinelli.

Dal 2019 si dedica principalmente all’acquerello, tecnica base per il suo approccio sinestesico al dipingere che si concretizza in un ampio progetto di musica e pittura con il chitarrista Sergio Giangaspero.

Espone in mostre personali a Trieste e Monfalcone e partecipa a mostre collettive nazionali e internazionali: a Trieste, Udine, Venezia, Bologna, Firenze, Linz, Strobl, Shanghai.

La sua espressione artistica è influenzata dagli studi scientifici prima e letterari poi e dal suo amore per la musica.

In costante aggiornamento e innamorata dello studio, ama sviscerare le possibilità dell’acquarello su carta e non solo e sperimentare anche con altre tecniche, usate singolarmente o congiuntamente le une alle altre.

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Sono una pittrice che vive in modo sinestesico e che così dipinge, con i sensi che si trasformano e si contaminano: i suoni hanno per me forme e colori, le lettere colori diversi a seconda delle parole e delle frasi in cui sono inserite, i rumori pungono o accarezzano e così via.

Amo studiare, mi affascina l’ignoto e negli ultimi anni mi dedico prevalentemente all’acquarello, tecnica con la quale sperimento molto per sviscerarne le potenzialità.

La pittura giapponese, la calligrafia araba, testi come “Lo spirituale nell’arte” e “Punto, linea e superficie”, gli studi scientifici e l’amore per la musica si riversano nel mio stile.

Dipingere è per me un’urgenza che può scaturire anche dopo mesi di elaborazione mentale: quando sensi e gesto sono pronti mi metto al lavoro che mi restituisce chiarezza e al contempo slancio, soprattutto grazie agli “errori”, fonti di spunti e nuovi esperimenti.

Ogni dipinto è percorso. Il risultato scaturisce dalla disciplina nella quale incontro la mia libertà. Tecnica e tratti a volte decorativi mi impongono l’apprendimento che ricerco e nel mentre mi fluidificano il pensiero; la gestualità e l’impeto mi danno in cambio scoperta e ulteriore “studium”, nel senso di entusiasmo. Da quando sono nata, cosa posso fare se non imparare? E mi diverto.

PRESENTAZIONE CRITICA A CURA DEL DOTT. FRANCO ROSSO ACQUA, SCIENZA E NOTE L’acqua, che è l’elemento dei colori acquarello; la chimica organica per dare forma a richiami, espressioni, risonanze; la musica, che è fenomeno liquido e in grado di per sé di suscitare la reazione del senso della vita. Francesca Danese fa riferimento a questi tre elementi (poi ci aggiunge l’intelligenza...) per dare forma ad una espressività creativa che fa suo il fenomeno sensoriale/percettivo della sinestesia che contamina più sensi nella percezione e che permette all’artista di dare voce a note e colori, e viceversa. L’esito è rappresentato da opere realizzate ad acquarello e china su carta, ascoltando e traendo ispirazione dalle composizioni di Sergio Giangaspero, cultore della chitarra classica, metabolizzando sensazioni ed atmosfere di tipo visivo ed uditivo mentre le note si fanno segni e viceversa. La Danese sente e fa, sposta il pensiero sul foglio di carta in una atmosfera multisensoriale, ma non fa quadri: dipinge brani di vita. I soggetti dei quadri non sono delle immagini ma sono la visualizzazione di un flusso che è il frutto della gestualità che intende esprimere una emozione nel suo divenire attraverso frammenti grafici che si amalgamano magicamente. Ma l’arte va cercata nel turbamento dell’inconscio, tant’è che l’opera diventa la testimonianza di qualcosa di vissuto e allo stesso tempo ancora da vivere e ogni opera della Danese diventa un’entità organica, aprendosi alle varie associazioni intrinseche di ogni essere vivente: tanto da utilizzare nella visualizzazione riferimenti a formule chimiche, rimandi alla spirale del DNA, alle formule di risonanza del benzene. Ma la pittura rimane sempre un’operazione magica il cui significato può essere letto solo seguendo i codici di lettura della natura: un illimitato sistema di corrispondenze tra suoni, colori, forme, emozioni, memorie. Francesca Danese sa che la scienza vede fino a un certo punto: è la poesia ad aprire gli occhi e a spostare in avanti la linea dell’orizzonte. E la poetica che caratterizza le sue opere accompagna il fruitore nel mondo della memoria e della natura, aiutandolo a riflettere sul senso del vedere attraverso un gioco di armonie multicolori ispirate dalla musica, nelle quali il ritmo e l’espressività delle note determinano l’atto di dipingere, creando un gioco di colori e di forme poetiche che si rivelano metafore di un dialogo interiore. Queste opere ci avvicinano alla sostanza organica della vita e a quella insondabile energia che muove ogni invisibile pagina del cosmo, immaginando un universo dove tutto è in relazione e ogni minimo frammento fa parte e concorre al tutto. Quelli della Danese sono quadri in movimento, viaggi fatti con la mente, il messaggio di un radicale e mentale senso della libertà. /Franco Rosso

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